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Gennaio amaro

ARTICOLI > ARTICOLI SULLA GUERRA


Il  17 gennaio   divampava   la prima  battaglia   di  Cassino. Qualche  giorno  dopo  (il 22 gennaio) avveniva lo sbarco alleato ad Anzio.  Agli  occhi di  tutti  sembrava  che la strada  su Roma fosse libera,  aperta,  facilissima,  anche perché  la città  era difesa solo da due  battaglioni   tedeschi. Sembrava  essere arrivato,  dunque, il momento   decisivo,  quello  tanto   atteso  che  riaccendeva così le speranze   di  una  immediata   liberazione.
A Pofi, il parroco della chiesa di S.Rocco, Silvio Bergonzi,  sembra tanto  sicuro  di ciò, che appresa via radio la notizia  dello  sbarco, ne parla dal pulpito,   annunciando    ai fedeli  che di lì a qualche giorno sarebbero stati liberati.
Il sacerdote è duramente  malmenato e inviato nelle carceri di Paliano. Più tardi verrà fucilato insieme ad altri patrioti.
A Ceccano, il 23 nello stesso momento  in cui Silvio Bergonzi sta predicando nella sua chiesa, poco dopo le dieci di mattina,  Teresa Ciotoli esce dalla casupola ove abita ai margini di bosco Faito per incamminarsi verso il presidio tedesco, accampato dentro  la fabbrica.
Porta con sé gli indumenti  di alcuni ufficiali tedeschi che ha scrupolosamente lavato e stirato; si fa accompagnare da Geltrude, Anna e Vincenzo Cristofanilli, suoi figli, e da Emilia Bucciarelli, una parente.   Con il lavoro fatto, Teresa pensa di ottenere,  così come è già accaduto anche nelle settimane precedenti, non del denaro ma del pane,  un po'  di sale e forse della farina.
Gli indumenti  da consegnare sono tanti, pertanto,  occorrono più braccia per portarli, ma è domenica e il fatto che Teresa porta anche un recipiente fa pensare che con la festività avrebbe potuto  ritirare anche un po'  di minestra.
Con passo facile e lieto perché già immagina che la sua famiglia  passerà una felice domenica, si avvicina all' ingresso della fabbrica, ma improvvisamente arrivano due caccia alleati.   C'è una sola ondata,  gli aerei scendono con una picchiata radente il bosco, lanciano una bomba ed in un baleno le cinque persone perdono la vita, proprio in un momento  in cui pregustano ore di serenità.
Due giorni dopo, alle ore 16, alcuni aerei alleati mitragliano lungo via Marano uccidendo quattro persone: Domenico Ciotoli, Giacinto Ferraioli, Salomé Noce, Anna Ardovini.
Gli avvenimenti di Anzio non si sviluppano come previsto.   L'insipienza del generale Lucas fa fallire lo sbarco perché, per motivi mai conosciuti, si ferma inaspettatamente.
A Cassino, inoltre i tedeschi tengono bene e i tanto attesi alleati non arrivano, al contrario, il 26 gennaio aerei americani causano panico e distruzione.
Poco dopo le ore 14 i cittadini  di Ceccano, usciti fuori dalle case per godersi un tiepido sole vedono dodici aerei con una doppia coda provenienti dal cielo dell' Arnara, sopra Colle Antico; virano verso nord per disporsi lungo il corso del fiume e scaricano bombe  a grappolo.  C'è  una sola ondata.
È un attimo: il bersaglio è mancato.  La squadriglia si rivolge verso sud ma all'altezza della Madonna del Piano un aereo viene colpito dalla contraerea tedesca e cade abbattuto.
Il ponte fortunatamente  è salvo, ma il bombardamento  ha distrutto alcuni fabbricati nella parte superiore del paese di proprietà Marini, Misserville, Santodonato, Apruzzese e Peruzzi posti uno di fianco all'altro  dalla Piazza a via Solferino.
Anche il monumentale  Santuario di S. Maria a Fiume è stato ridotto in un cumulo di rovine. La statua della Vergine, imballata a suo tempo per essere trasportata e conservata a Roma, viene trovata illesa con le vesti bruciate e senza l'involucro protettivo.
Il bombardamento  costituisce un duro colpo alla fede dei Ceccanesi e delle popolazioni circostanti per tutto  quello che il Santuario rappresentava.
Esso era stato  per lungo  tempo  meta  di continui   pellegrinaggi e processioni  che partendo   dai paesi vicini,  si snodavano  nei pressi del Santuario,   animati  da ceri accesi e canti liturgici.  Un colpo micidiale,   inoltre,   ad un  patrimonio   storico  ed  artistico  per  quello che  la struttura  muraria   esprimeva.
Va ricordato  che il Santuario,   costruito  sopra un tempio  pagano eretto  dall'Imperatore  Antonino Pio in onore  della  sua sposa Galeria  Faustina,  venne  realizzato  per volontà  del cardinale Giordano,  fratello  di Giovanni,   conte  di Ceccano,  nel  1196. Il giorno della  sua  inaugurazione erano  presenti,   oltre  al Cardinale,   i Vescovi di  tutto   il circondario.   La chiesa  costruita  in stile gotico cistercense  era contemporanea    alle abazie  di Fossanova e Casamari. Interessanti erano il portale  principale,   l'abside,   le pitture   della scuola  di  Giotto   ed  il pulpito.
Nell'interno  della chiesa, successivamente, era stato seppellito il cardinale Giacomo Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX, eminente statista che ha dato lustro alla nostra città per la sua attività politica. Nel 1896, merita di essere ricordato, il Santuario era stato dichiarato monumento  nazionale.
A quattordici  anni dal bombardamento,  la chiesa verrà completamente ricostruita, là dove sorgevano originariamente, con lo stesso stile e con lo stesso materiale, perdendo però irreparabilmente quel valore artistico che l'aveva resa famosa nei secoli, subendo cosi l'analogo destino dell' Abazia di Montecassino. Peccato però che il parroco di S. Maria, don Vincenzo Misserville, promotore e organizzatore instancabile della ricostruzione, non abbia potuto vedere la «sua chiesa» nuovamente in funzione e restituita al culto, perché deceduto alcuni mesi prima. Nemmeno i suoi resti mortali hanno potuto avere sepoltura in questa chiesa, anche se esisteva, in merito, una deliberazione  della giunta di Ceccano, fatta l'in domani  della sua scomparsa.
Il 30 gennaio, sempre di domenica ed alla stessa ora della settimana precedente, alcuni caccia alleati tornano nuovamente a mitragliare bosco Faito. La tragica scomparsa delle cinque persone aveva lasciato grande dolore nel cuore degli abitanti della contrada. Micheli Antonio, di quarantuno anni, abitante in Colle S. Paolo era un parente delle vittime e più degli altri deve aver sofferto al cospetto di  quei  corpi  straziati.   Alla  vista degli aerei  che  nuovamente  vengono  a portare  morte  e distruzione   prende  un moschetto  e spara  dei  colpi.
Il fatto però non termina qui perché successivamente rivolge l'arma anche contro i tedeschi, anche essi responsabili della guerra in corso.
Per i tedeschi è molto facile catturare un uomo solo, disarmarlo e caricarlo su un camion per portarlo dentro  la fabbrica.
Micheli durante  il percorso si dibatte,  reagisce e colpisce violentemente  un maresciallo tedesco.
Gli ultimi momenti  della sua vita nessuno è in grado di raccontarli ma certamente  sono stati raccapriccianti.
Ufficialmente risulta essere stato fucilato ma il nipote Giovanni che lo dissotterrò per riportarlo in famiglia e rendergli delle degne onoranze funebri,  trovò il suo corpo pieno di lividi ed ancor oggi non esclude l'inquietante   ipotesi che il povero Antonio sia stato sotterrato ancora in vita.

 
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