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Una sconfitta annunciata

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   La coalizione guidata da Roberto Caligiore ha vinto. Nettamente. Per quello che rimane delle sedicenti forze di sinistra non resta altro che accettare una sconfitta da tempo annunciata e, ammesso che ne abbiano la volontà, affrontare senza reticenza il tema del perché sia potuto accadere.
 Chi ha veramente intenzione di capire e approfondire per riprendere un non facile cammino non si limiti ad esaminare l’ultimo semestre o a dare colpe ad altri. Questo modo di procedere sicuramente è facile, perchè incentiva le sei coalizioni perdenti ad addossare le responsabilità ad altri. Ma a riflettere bene non permette di  fare un passo in avanti in quanto tutti gli interlocutori rimarranno sulle rispettive posizioni.
 In un momento in cui la visceralità, le varie rese dei conti interne e lo sconforto sembra prevalere, mi permetto di intervenire ritenendo che sia utile andare un po’ più indietro, nell’estate del 2011 appunto, quando 33 persone appartenenti all’area di sinistra evidenziarono le difficoltà gravi ed enormi che già allora si appalesavano e che sintetizzo: mancata coesione della coalizione per difendere le strutture ospedaliere, rinvii pretestuosi per l’avvio della raccolta differenziata e per l’utilizzo delle energie alternative, debolezza nel fronteggiare l’opposizione di destra, ambiguità e reticenza di alcuni consiglieri di maggioranza e per ultimo la mancanza di un candidato naturale alla carica di sindaco.
 Per tutte queste questioni si chiedevano le primarie. Primarie non solo per scegliere un candidato a sindaco, ma in particolar modo per evidenziare ritardi, individuare errori, correggere e proporre; insomma la campagna per le primarie avrebbe dovuto servire per dare una idea sulle cose da fare, costruire in corso d’opera un programma, le idee prima che le persone.
 Sentimmo tante voci, arrivarono molti impegni di andare in tale direzione ma non si fece niente e alla fine vennero fuori le candidature di Manuela Maliziola e di Maurizio Cerroni.

   Ricordo a tutti che già nelle comunali del 2012 le due coalizioni di destra prevalsero su quelle di sinistra e le liste di sinistra subirono un notevole arretramento rispetto a cinque anni prima. Già nel 2012 la destra cavalcò la proposta di un ricambio generazionale alla direzione del comune.
 Nei giorni precedenti al voto di ballottaggio Manuela Maliziola, fortunatamente, oltre a mettere in evidenza alcune qualità personali, si impegnò a formare una giunta composta da assessori  che non avevano avuto tale esperienza. L’insieme di tali novità oltre ad alcuni errori della destra contribuì a scampare il pericolo di un successo della coalizione di Ruspandini.
 Dopo un anno la coalizione guidata dalla Maliziola si allargò al PD e Maurizio Cerroni  divenne vicesindaco.
 Tale scelta rovesciava l’impegno solenne di far guidare il paese da un personale politico nuovo, oltre tutto era fatta a Frosinone in modo verticistico in quanto  le sezioni, permanente chiuse, non avevano discusso tale sbocco. Inoltre la presenza di Cerroni apriva o comunque sollecitava le aspettative di altri che avevano avuto una esperienza simile. Tali importanti scelte a Ceccano non furono mai discusse nè approvate ma solamente subite. Continuava ma con maggiore intensità la lunga stagione del mugugno sordo che diventava sempre più un fiume carsico, di difficile decodificazione ma che produceva danni irreparabili all’idea di sinistra perchè allontava sempre più i cittadini dalle grandi scelte politiche.
 La giunta Maliziola-Cerroni non inserì elementi di novità, addirittura inaugurò il Parco di Castel Sindici dimenticando che lo stesso era stato inaugurato già undici anni prima, alla vigilia di una campagna elettorale e con le stesse liturgie.
 Attorno alla sindaca in quel periodo si avvolge sempre più una rete di attese, speranze, conflitti, interessi vari e contrapposti di gruppi e corpuscoli economici che, oltre ad essere paralizzanti non verranno conosciuti perché la giunta non dimostra di essere sensibile al valore della partecipazione e della trasparenza ed anche perchè nemmeno dall’interno dei partiti che la sostengono c’è una esplicita e chiara richiesta a voler sapere.

    Nel giugno del 2014 avviene una deflagrazione: azzeramento degli assessori in carica da parte della sindaca, senza motivazione; nomina di una nuova giunta; dimissioni di 11 consiglieri comunali senza alcuna giustificazione; arrivo del commissario prefettizio.
Le primarie fatte all’insegna della personalizzazione all’inizio di questo anno non risolvono i problemi aperti ma li accentuano. La formazione di tante coalizioni, causa ed effetto del fallimento delle vecchie alleanze, logora e frantuma ancora di più i partiti: il PD subisce una defezione verso il PSI e verso la coalizione della Maliziola; il partito socialista perde pezzi in direzione delle liste di Querqui; il Sel si spappola addirittura in tre gruppi: con Querqui, con Maliziola e con Compagnoni; la ventennale lista organizzata da Montoni ugualmente si divide in tre direzione: Querqui, Luigi Compagnoni e Caligiore.
 Per non appesantire la nuova geografia politica risparmio la descrizione dei nominativi che si spostano ed i relativi voti.
 Questa fine del mondo non ha permesso di cogliere e evidenziare la mistificazione con cui si stava presentando la destra. Una destra che rinnegando lo stato delle cose e la propria collocazione si cammuffava di civismo, mostrava compostezza e rispettosità, cavalcava con facilità la crisi dei partiti e il suo fallimento amministrativo, ponendo così indisturbata la sua candidatura a governare il paese. Le  coalizioni eredi del passato non hanno mai mostrato una idea riguardante il futuro, non hanno avuto in alcun momento una volontà di correggere e proporre innovazione, una piattaforma di tutela di interessi generali e un rapporto nuovo con i cittadini. Il particolarismo è stato prevalente. Ognuna di queste coalizioni, in feroce competizione quasi a sbranarsi, si è limitata a esaltare le virtù salvifiche del proprio candidato a sindaco, lasciando cosi inattaccata la coalizione di Roberto Caligiore, non andando mai a vedere e a ricercare le contraddizioni in essa esistenti e prime fra tutte il tema politica-antipolitica e l’affermazione o meno di un nuovo personale politico rispetto al vecchio, duro ad abbandonare la scena.

     Nessuno s’illuda che dopo questa cocente sconfitta per gli avversari di Caligiore sarà più facile riprendere il cammino perchè in politica così come non si vive di rendita e nemmeno possono esserci uomini validi per tutte le stagioni, non ci sono nemmeno facili automatismi: da una sconfitta è più facile rinascere.
 L’esperienza ceccanese ma più in generale quella italiana mi spinge inoltre a sollecitare tutti a utilizzare con parsimonia la parola sinistra, sono tentato, sperando di non urtare altre sensibilità, di chiedere " non nominare il termine sinistra invano " non abusarne, in particolar modo per ingannare i cittadini che soffrono. I termini hanno bisogno di connettersi con la sostanza, con i contenuti con il quotidiano agire politico ma di questo, considerato che non ci troviamo alla fine della storia, avremo tempo e troveremo i luoghi per discutere.

     Angelino Loffredi

Ceccano 16 giugno 2015


 
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