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Commercio o sport?

LIBRI > Frammenti di vita ceccanese



La vicenda del titolo di Promozione spettante alla città di Ceccano ma venduto alla Vis Sezze travalica gli aspetti sportivi e diventa veramente un caso per tutte le implicazioni procedurali, giudiziarie e di malcostume sportivo. In sintesi le cose stanno così: l’art. 4 dello Statuto della Polisportiva Ceccano, approvato il 18 agosto 1981, stabilisce che il titolo torna al Comune in caso di impossibilità a fare il campionato. Eppure il Comitato regionale nonostante sia stato diffidato dal Comune, ha sostenuto presso la Lega Federale la fusione tra la Polisportiva Ceccano e la Vis Sezze. Perché? Secondo De Angelis, Presidente del Comitato Regionale, ciò è stato possibile in quanto in un’assemblea del 6 luglio 1983, che ha votato un nuovo Statuto, sono state abrogate le disposizioni previste nell’ari. 4. Di quella « riunione » i cui atti sono stati verbalizzati in una maniera assai« singolare » non si conoscono i nomi dei presenti e dei proponenti la modifica dello Statuto, dato che all’ordine del giorno tale punto non era previsto, e neppure l’esito della necessaria votazione. In tal modo, dal nulla, purtroppo, la Polisportiva Ceccano si è vista vincolata da un « nuovo » Statuto. Invece, esiste una convocazione per il 16 luglio 1983, avente come ordine del giorno il rinnovo delle cariche sociali, cosa che inspiegabilmente troviamo nel verbale della settimana prima. Un brutto affare qunque. Ecco perché viene naturale una domanda: come mai pur difronte ad un verbale strano e a di riscontri contraddittori, il Presidente del Comitato regionale laziale, ben preavvisato, leggittima la vendita-fusione? Un secondo aspetto riguarda una presunta insensbilità del Comune alle vicende finanziarie della Polisportiva Ceccano. Le cifre parlano chiaro: nel 1982 il Comune ha contribuito per cinque milioni, nel 1983 per 6 milioni e mezzo, nel 1984 solo per 2 milioni e mezzo perché già emergeva la volontà di chiudere i battenti della società. Se il contributo è stato poco o tanto spetta ai cittadini dirlo, dico invece che il dovere degli amministratori è di far promozione sportiva, ovvero avviare i giovani allo sport. Il signor Tiberio Marini (pur non avendo da anni cariche sociali) su queste pagine dichiara « di lunghe difficoltà economiche, di una serie di citazioni e di pignoramenti » Allora mi chiedo: ma di quale società parla? Se il Comune avesse versato altro denaro quali deficit avrebbe ripianato? A nessuno può essere vietato diventare un grande manager o un grande Presidente perché le aspirazioni e i sogni fanno parte della natura umana, ma questo non può giustificare chi pretende che i conti in rosso, alla fine, vengano pagati dalla collettività. Sempre su questo giornale Marini senior si dichiara disposto a mettere in piazza i bilanci. I Ceccanesi, sebbene indignati dal danno sportivo e finanziario ricevuto, non pretendono tanto. Si augurano solamente che al Magistrato e alla Guardia di finanza egli si limiti a dichiarare quanto gli costarono nel 1981 i giocatori e il titolo e quanto ha ricavato dalla vendita dei giocatori nel 1983 e 1984, e solo dal titolo nel 1984. Sul ricavato della vendita del titolo c’è da presumere che « qualcosina » abbia intascato altrimenti qualsiasi commerciante corretto si sarebbe limitato a vendere i giocatori ma lasciare il titolo a Ceccano. Ecco perché ci siamo mossi ver­so la Magistratura. Faremo del tutto per riavere il titolo che ci spetta, intanto è stata chiesta l’iscrizione per partecipare provvisoriamente al campionato di III categoria. Le grandi assemblee tenute nella sala consiliare e la fiducia che l’Amministrazione comunale ha ricevuto dagli sportivi ci fanno ben sperare. Dobbiamo recuperare verso chi ha dilapidato un patrimonio sportivo accumulato in 10 anni di paziente lavoro; verso chi non ha capito che i Ceccanesi sono sanguigni ma anche generosi, che hanno un grande spirito critico ma sono pieni di buon senso. Dopo 3 anni caratterizzati da maleducazione, da offese e prevaricazioni verso la tifoseria, l’impegno dei nuovi dirigenti appare immane. Gli spalti del Comunale, comunque, non dovranno più essere deserti. Mai come adesso, e può sembrare assurdo, si può dire che una disgrazia ha tutte le premesse per diventare una benedizione.

(da II Messaggero, 19 settembre 1984)

 
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