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Ambiente Sacco

LIBRI > Frammenti di vita ceccanese

Attraversata da nord a sud per circa 10 km. e con l’agglomerato urbano nettamente spaccato in due, Ceccano, di tutti i Comuni posti sulle rive del Sacco, è il più colpito dall’inquinamento del fiume, per via del fetore, per i danni alle coltivazioni e, più in generale, all’ambiente circostante. Se si vanno a considerare le cause, vediamo che l’inquinamento del Sacco è il risultato di più componenti:
  a) il Sacco arriva già inquinato in provincia di Frosinone. Tale verità, per il modo come spesso viene utilizzata, a volte diventa una giustificazione a non            far niente ed a rinunciare alla lotta.
  b) L’inquinamento del fiume Cosa, principale affluente del Sacco, collettore dei rifiuti organici di alcune zone di Alatri, Veroli e gran parte di Frosinone.
c) Problemi derivanti dal depuratore dell’Area industriale; dell’utilizzo parziale dello stesso (28 fabbriche su 92, gran parte delle quali inquinanti) in quanto viene effettuata solo una depurazione chimico-fisica, poiché manca la sezione biologica.
Si può aggiungere l’aggravante che esiste una situazione di oggettiva difficoltà a causa della carenza di personale e di strutture scientifiche per analizzare, prevenire, reprimere difformità ed abusi. Eppure oggi dopo anni di manifestazioni, proteste e denuncie contro l’inquinamento è possibile un balzo in avanti dal punto di vista dei risultati.
I fatti dimostrano che le lotte di tanti anni son servite a qualcosa. Sono stati ottenuti infatti provvedimenti ed interventi, seppure frammentari: una legislazione da poter utilizzare; una maggiore attenzione verso il fenomeno da parte delle popolazioni. Tutto ciò ha indotto la Regione Lazio ha provvedere nel Bilancio triennale 25 miliardi. Un miglioramento delle condizioni del fiume si può realizzare purché ogni rappresentante, all’interno delle varie strutture (Comuni, USL, Area industriale, Provincie, Regio­ne, Parlamento), faccia la propria seppur minima parte. Sinteticamente individuo alcuni possibili filoni di iniziative:
1) Persuadere le 64 aziende che ancora non lo hanno fatto ad allacciarsi al depuratore dell’Area Industriale. Il Comune di Ceccano lo sta facendo ma nello stesso tempo ha chiesto al Laboratorio di Igiene, attraverso la USLFR/5, di conoscere se gli scarichi delle fabbriche sono regolari e compatibili con le prescrizioni delle leggi. Sarebbe auspicabile che la stessa iniziativa la prendessero anche i Comuni di Frosinone e Ferentino.
2) Finanziamento della Cassa del Mezzogiorno e con conseguente realizzazione della Sezione Biolo­gica del depuratore dell’Area Industriale.
3) Puntuale verifica nell’intervento dei Comuni posti sul Sacco e sul Cosa per vedere lo stato dei depu­ratori progettati, da progettare, in costruzione o realizzati (Ospedale di Prosinone compreso).
4) Apertura di un confronto con la Regione Lazio per conoscere intenzioni e metodi riguardanti la formazione e i contenuti dei progetti disinquinanti, oltre che di gestione, nell’ambito dei 25 miliardi previsti.
È utile altresì che l’Amministrazione Provinciale di Frosinone assolva, così come ci è stato assicurato, in un incontro avvenuto a Ceccano, quel ruolo di Ente intermedio a mezza strada fra Comuni e Regione. Il caso che abbiamo di fronte è drammatico,vasto e complesso. I soggetti istituzionali preposti sono tanti, è vero, ma con obiettivi che possono essere facilmente convergenti. Sopraffatti dal grande problema e da risultati non immediati, l’errore più grave sarebbe quello di abbandonarsi alla sfiducia rinunciando a modifiche sostanziali. Ogni Sindaco,ogni Presidente di USL, ogni Consigliere Comunale, Provinciale e Regionale deve sapere che un pur piccolo parziale risultato non è una voce nel deserto, ma può contribuire a migliorare la condizione del fiume ed a far vivere meglio persone, animali e colture.               
                
Febbraio 1984: Escursione sul fiume Sacco dell’On.le Biondi, Ministro dell’Ecologia

 
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