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Scioperi a rovescio

LIBRI > Ceccano nel tempo

In questi giorni sessanta anni fa il Lazio meridionale veniva attraversato da un movimento di lotta originale e pacifico: quello degli scioperi a rovescio.
Normalmente il termine sciopero viene associato a non lavoro. L’originalità, invece, sta  proprio nel lavorare gratuitamente pur proclamando lo sciopero. Si lavorava per realizzare opere di interesse pubblico, prevalentemente strade, oppure lavatoi, sistemazioni idrauliche, reti fognanti.
In quel 1951 questa forma di lotta rappresentava la risposta  alla disoccupazione sempre più endemica e ai ritardi della ricostruzione che si stavano accumulando. Più in generale si può scrivere che era la risposta  data dai  socialisti e dai comunisti  alla politica economica dei governi centristi. In quel periodo, infatti, le opportunità offerte dal Piano Marshall non venivano pienamente utilizzate oltre non essere  finalizzate al miglioramento della  vita nelle campagne e per la piena occupazione. Inoltre rappresentava una critica anche verso l’Ericas ( Ente Ricostruzione Cassino ) la cui attività era limitata e discutibile.
In provincia di Frosinone la scintilla scoppia il due di aprile ad Amaseno, in contrada Vettia. L’obiettivo è la realizzazione della strada (per la quale esisteva un finanziamento) per superare l’isolamento dal paese. L’organizzazione è curata  dalla Federterra. Quel giorno, secondo la testimonianza di Oreste Di Girolamo (protagonista della lotta), sotto la guida di Mario Pirolidi Ceccano, 260 disoccupati armati solamente di pala e piccone incominciarono a lavorare. Immediatamente Piroli e Di Girolamo furono portati in caserma dai carabinieri. Per tutta la durata dello sciopero il paese rimase  occupato dalla Celere.
A coloro che vogliono saperne di più li invito a leggere il  libro di Alberico Magni " Amaseno: origini sociali, culturali economiche e politiche "
Il 28 aprile a San Elia Fiumerapido più di trecento disoccupati iniziano i lavori di arginatura del fiume Rio Secco. Sono guidati da M. Vettraino della CGIL e dallo stesso  Mario Piroli venuto da Ceccano. A tale proposito, la vedova  Piroli, Pietrina Leo, mi ha messo a disposizione una fotografia in cui si vedono lo stesso, in alto a sinistra, e disoccupati impegnati nel lavoro. Appare anche una scritta molto esplicativa: "S. Elia.F.R. Sciopero a rovescio. Disoccupati 354 in lotta per l’arginatura del Rio Secco. 5/5/ 1951".
Sia Piroli che Vettraino saranno denunciati all’autorità giudiziaria.
Qualche settimana più tardi settantacinque disoccupati della contrada San Giorgio di Sora iniziano lavori di sbancamento del torrente medesimo per imbrigliare le acque del fiume Liri. Secondo il prefetto, con linguaggio tipico dell’epoca perché "istigati" da Giuseppe Malandrucco.
Gli scioperi si estendono a S. Giovanni Incarico, San Giorgio a Liri, Castrocielo, Colle San Magno, Vallemaio, Terelle, Belmonte Castello, Caira Cassino, ove è presente ed attivo Franco Assante.

Assume un ruolo eccezionale lo sciopero di San Donato Val di Comino, sia per la progettualità che profondità e  anche per la dura e pretestuosa repressione poliziesca.
Iniziata il 26 aprile con l’avvio di lavori per la sistemazione delle strade campestri nelle contrade Valenziere, San Paolo e Santa Croce, la lotta coinvolge l’intero paese perchè  sostenuta da uno sciopero di mezzora dei commercianti.
La rivendicazione si allarga: si pone l’obiettivo  di fare progettare la strada che da San Donato porta a Forca d’Acero, assegnando successivamente i lavori alle cooperative locali. L’11 giugno si organizza una fiaccolata chiamata Marcia per il Lavoro, che arriva fino a Grotta Campanaro, posta fra i  comuni di Settefrati e Picinisco, per chiedere la costruzione di una centrale elettrica.
Ma il 21 di giugno arriva la repressione che avviene dopo un meticoloso lavoro di schedatura ove persone serie e rispettabili vengono ritenute facinorose e pericolose.  Vengono  arrestate 14 persone con motivazioni inconsistenti e pretestuose, di cui due donne ed il segretario provinciale della CGIL Potini. Alcune di questi furono liberati dopo qualche settimana, altre dopo il primo processo, altre dopo quello di appello, solo Potini viene condannato a novanta giorni di carcere, peraltro già scontati.
Tale epopea è stata descritta sia da Ermisio Mazzocchi con il libro "Lotte politiche sociali nel Lazio meridionale" ed in modo circostanziato da Antonio Pellegrini, già amministratore del comune di San Donato Val di Comino, nel libro "Scioperi a rovescio" E’ un lavoro che merita di essere letto non solo per l’ampiezza documentale ma in particolar modo per le riflessioni che sollecita.
Nelle lettere dal carcere di Frosinone gli arrestati non danno segni di depressione, di crisi, di arrendevolezza ma mostrano ottimismo, sono spiritosi, sicuramente perché avvertono di non essere stati dimenticati. Sono consapevoli di avere attorno una solidarietà estesa e generalizzata. Il 24  giugno Giuseppe  Di Vittorio arriva a Cassino per partecipare alla manifestazione per  "Il Piano per il lavoro"e poi va a San Donato a rendersi direttamente conto della situazione. Il sindacato proclama uno  sciopero di solidarietà per gli arrestati.
Quello che colpisce è il modo ostinato, onnipresente della rappresentanza politica del lavoro, sia da parte socialista che comunista, un incondizionato appoggio riservato senza se e senza ma.. E’ veramente significativa, infatti, l’iniziativa dei partiti e dei parlamentari della sinistra, le loro presenze, le interrogazioni parlamentari, il denaro raccolto, il rapporto con le famiglie,  l’attenzione della stampa di partito oltre che  l’impegno del sindacato e della federterra.
Ma oggi, pur in situazioni diverse, la naturale domanda da porre  è la seguente: chi impugnerà quella bandiera di emancipazione e di progresso, chi non si piegherà alle lusinghe di un capitale oramai declinante e portatore di disuguaglianze e povertà per dare una risposta adeguata ai tempi?
Se non ora quando?


       Angelino Loffredi

Ceccano 11 Marzo 2011
   

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