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Le requisizioni

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In questa nota aggiungiamo altre requisizioni di abitazioni che i tedeschi eseguirono a danno di famiglie ma prima ringraziamo quelle persone che attraverso le loro testimonianze ci hanno permesso di individuare fatti, persone e luoghi: Aldo Papetti, Giovanni Ferri, Nicola Staccone, Felicetta D’Annibale, Pietro Viola e Filippo Giudici.
Fu requisito un locale posto all’inizio di via Gaeta: la falegnameria dei fratelli Viola. In questa i tedeschi, utilizzando macchinari di alta qualità, producevano bare che poi depositavano in un locale della famiglia Solli situato lungo la stessa strada.
Sempre lungo via Gaeta, in direzione Castro dei Volsci ma un po’ fuori Ceccano, i tedeschi occuparono le confinanti proprietà di Enrico Bruni ed Eugenio D’Annibale utilizzate per farne una cucina e parcheggio per automezzi. Spesso i militari operavano il saccheggio di animali con durezza e cattiveria non risparmiando nemmeno la bambina Felicetta D’Annibale che non collaborò alla requisizione di un maiale.
Occupazioni simili furono fatte nella parte superiore della città di Ceccano. All’inizio di viale della libertà, ove è oggi il negozio di abbigliamento Serra, fu requisita l’officina meccanica di Giuseppe Mastrantoni, necessaria per riparare  anche i carri armati. In fondo all’attuale via Gramsci alloggiavano i sottufficiali tedeschi e tra questi viene ricordato con rispetto il maresciallo maggiore Kappel Willi Albert, di Vienna. Infine vennero requisiti i locali della palestra comunale, in via S. Sebastiano dove vennero depositati sci, bottiglie di liquore, sigarette e piccole stufe. Nel palazzo del comune, invece vennero depositate stoffe e pellicce. Sempre nello stesso erano in attività  calzolai addetti a riparare scarpe e stivali.  Di conseguenza gli uffici comunali furono trasferiti su via Magenta nell’attuale Istituto per anziane.
Durante i sette mesi in cui la popolazione cittadina era sfollata nelle campagne, all’imbrunire alcuni tornavano in paese perché  temevano non solo razzie tedesche ma anche atti di sciacallaggio da parte di concittadini. Per essere più tranquilli alcuni preferirono sotterrare o murare derrate alimentari, vasellame, corredo o altri oggetti di valore. E’ interessante riportare anche alcuni aspetti della creatività popolare ricordando un episodio sicuramente unico
 
ad opera del meccanico Nino Catozi. Costui proprietario di una moto guzzi 500, temendo che la stessa gli venisse  razziata dai tedeschi la smontò in tanti piccoli pezzi che vennero seppelliti in località la Valle presso l’aia della famiglia Moscardini, dove si trovava sfollato.
Immediatamente dopo il passaggio degli alleati, con pazienza, precisione e professionalità furono in grado di ricomporre la moto potendo cosi circolare con gioia e soddisfazione lungo le strade cittadine.

        Fra le tante e importanti vicende dell’occupazione tedesca poniamo l’attenzione anche su alcuni episodi completamente dimenticati:  Camillo Maura, dodici anni, dopo il bombardamento del 2 gennaio 1944, con la casa di Borgo Santa Lucia gravemente danneggiata fu costretto a sfollare con i familiari in località Casette. Durante una notte il lume che illuminava la misera stanza cadde sulla sua coperta e in un batter d’occhio fu avvolto dalle fiamme. Portato presso il Manicomio, dove era attivo un pronto soccorso tedesco, un medico nel costatare l’estensione e la gravità delle  ustioni previde il decesso che avvenne il 26 febbraio del 1944. Ricordiamo infine la morte di due cittadini residenti in via Celleta avvenuta per cause tutte particolari, incomprensibili e mai approfondite: quella di  Vincenzo Pizzuti ucciso il 5 gennaio a Valmontone dai tedeschi e di Carlo Aversa deceduto  il 20 marzo in seguito a morsi procurati da cani tedeschi.


       In questo lungo periodo Ceccano fu costretta a sopportare l’invasiva presenza di soldati tedeschi; sentiva le loro voci imperiose, i passi cadenzati e i canti ogni volta che gli stessi marciavano per  andare alle esercitazioni nel piazzale antistante il Cimitero. La città subì inoltre i continui rastrellamenti di tanti giovani portati a scavar trincee nei comuni vicino a Cassino.
I militari di cui stiamo scrivendo appartenevano alla Divisione corazzata “Herman Goering. Al loro comando c’era il generale  Paul Conrath, fino a quando il 15 aprile venne promosso e sostituito dal generale Willhem Schmalz. La loro presenza su tutto il territorio contiguo alla Linea Gustav ammontava a 21.000 unità. Indossavano una uniforme celeste e sulla manica portavano una fascia con su scritto “ Herman Goering “. I soldati che appartenevano ai reparti corazzati vestivano una divisa nera e lungo il bavero avevano ricamato due coppie di piccoli teschi. Forse è per questo che parecchie testimonianze parlano della presenza nelle nostre zone di reparti di SS.


Lucia Fabi  Angelino Loffredi


 
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