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Filippo Berardi

LIBRI > Frammenti di vita ceccanese

Filippo Berardi è stato un personaggio chiave nella storia di Ceccano. Fratello del Cardinale Giuseppe, Nunzio in Russia e Ministro dei Lavori Pubblici durante il Regno temporale, seppe approfittare dei vantaggi e delle protezioni che tale illustre parentela gli assicurava e nello stesso tempo si fece portatore delle nuove idee liberali che in poco tempo gli garantirono ricchezza e fama.
Appare sulla scena il 12 novembre 1860, quando con atto del notaio Vitti, rileva nel feudo di Ceccano i beni dei Colonna. Tale fatto non può essere considerato di ordinaria amministrazione se si tiene presente che la famiglia Colonna da circa tre secoli ne aveva il dominio e che ancora durante il Regno Pontificio seguitava ad esercitare una notevole influenza. Questo cambio di proprietà infatti, è molto significativo in quanto esprime un sommovimento di forze sociali che, pur in un contesto statuale e politico ostile, soppiantano altre forze e si affermano.
L’anno dopo, la parte inferiore di Ceccano, è attraversata dal tronco ferroviario che collega Roma con Ceprano, determinando così un presupposto per rovesciare i connotati urbanistici del paese, fino ad allora circoscritti solo attorno alla zona Castello, San Pietro, Piazza Vecchia.
Dopo l’Unità d’Italia Berardi trasforma, ed aumenta la sua ricchezza attraverso gli appalti, avuti grazie ad un favorevole rapporto con il Ministro Nicotera, per la costruzione della ferrovia Roma-Frascati, e Napoli-Caianello. La conoscenza fra i due c’era stata durante l’ottobre 1867, quando Nicotera, alla testa dei Garibaldini, penetrò in ciociaria favorendo così un nuovo governo a Prosinone con la presenza di Domenico Diamanti.
Per l’adesione a questa brevissima e sfortunata esperienza, durata per altro fino alla battaglia di Mentana, il Berardi subì le ritorsioni dei papalini e rischiò perfino la vita.
Dopo il 1870 trasforma la sua attività imprenditoriale oltre che la quantità della sua ricchezza: non solo rendita fondiaria e parassitaria, ma impresa (o imprese) capitalistica. Infatti, in un ventennio costruì un pastificio, un mulino, alcuni fornaci, una cartiera. Ceccano vede così crescere celeremente non solo il numero degli addetti alle industrie, ma ancor più quelli addetti all’edilizia come: la costruzione della Borgata fatta per alloggiare gli espulsi delle campagne e gli edili, il cui salario era allora di una lira al giorno. Il Convitto Berardi (l’attuale Manicomio), costruito per ospitare una scuola media ed un liceo, ove, peraltro, sul 1887, insegnò il livornese Giovanni Targioni Tozzetti; infine sulla destra del Sacco il palazzo Berardi, progettato dal famoso architetto Cipolla.

In quel periodo, però, ancora non si erano del tutto spente le simpatie dei ceccanesi verso il periodo temporale e, quindi verso Nicola Sindici, per la realizzazione dell’acquedotto comunale che, dalla sorgente Gatto Orando, alle falde di monte Siserno, porta l’acqua fino al piazzale dove oggi c’è il Comune. Il Berardi aveva antenne tanto sensibili da avvertire queste simpatie che spesso si trasformavano in rimpianti, perciò ritenne necessario fare, a proprie spese, un’altra conduttura che dalla sorgente di Gallami portasse (porta) l’acqua nella zona bassa del paese.
Piazza Berardi, attorno al 1880, all’occhio del visitatore doveva apparire molto suggestiva poiché da una parte c’era il famoso palazzo Berardi, purtroppo raso completamente al suolo dai bombardamenti; a lato l’inizio del ponte sul fiume dominato da due statue raffiguranti altrettanti leoni che buttavano acqua dalla bocca; dall’altro lato, dove oggi è la farmacia Tambucci, c’era la favolosa Fontana dei delfini.
Il Berardi si riservò una certa quantità di acqua per il suo palazzo, la cartiera, il convitto. Ancor oggi, il manicomio paga solo il consumo d’acqua in più di quella che il comune gli mette a disposizione.
Questa intensa attività capitalistica gli permise di espandere la propria influenza ed il proprio potere: infatti, non ebbe nessuna difficoltà ad entrare e rimanere nella Camera dei deputati dal 1880 al 1886 e di avere inoltre il titolo di Marchese prima, di Senatore poi. Ma le sue fortune politiche non finirono qui, fu anche Presidente della Provincia di Roma. E proprio durante una visita in questa veste nel ma¬nicomio della Lungara che viene ucciso l’8 marzo 1895 da un certo Natale Bruni, di Farà Sabina.
Alla sua morte, avvenuta a 70 anni, l’opinione pubblica si divise in apologeti, come l’avv. Tittone, che lo commemorò in Consiglio Provinciale indicandolo come un uomo onesto, di grandi virtù e di insuperabili qualità, e in ridimensionatori come il giornale capitan Fracassa che, subito dopo la sua morte mise in luce gli intrallazzi e le collusioni avute con Nicotera.
Il giornale, dove avevano fatto le prime esperienze Scarfoglio, D’Annunzio e Pascarella, mise inoltre in evidenza, attraverso vari articoli, la boriosa attività svolta dal Presidente della Provincia, reo di alcuni ingiustificati licenziamenti di infermieri, ma ancor più seppe documentare le spese non fatte per i malati, le erogazioni di alcuni servizi quali il vitto, le docce, i letti.
Alla sua morte Ceccano conta 9.000 abitanti e sempre più si espande verso la zona inferiore, ha quasi cento operai di fabbrica ed è dotata di un famoso centro di erogazione culturale: queste condizioni rappresentano uno dei presupposti che nel corso del ventesimo secolo faranno di Ceccano uno degli epicentri delle lotte operaie e contadine.

(da Gazzetta Ciociara, marzo 1979)


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