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Uccisioni tedesche in ciociaria

ARTICOLI > ARTICOLI SULLA GUERRA

(Intervento fatto a Frosinone presso Il Centro anziani Messia il 27 gennaio2015 in occasione della giornata del ricordo)

Il 27 gennaio del 1944 nelle contrade Farneta e Campogalliano di Castro dei Volsci gli abitanti del luogo alle ore 9 vedono arrivare alcuni soldati tedeschi su carri ippotrainati. Vengono per razziare paglia e fieno. Sono accompagnati da un delatore ceccanese, lo stesso che li ha accompagnati anche in altre contrade. Costui viene riconosciuto, colpito a bastonate e preso in ostaggio. Gli stessi tedeschi, pochi in verità, intimoriti da una reazione imprevista, numerosa e decisa guidata da Margherita De Carolis recedono dai loro propositi e  tornano al presidio.
Il mattino seguente il comandante del presidio stesso ordina la rappresaglia, inviando sul luogo circa 40 armati con l’ordine di uccidere il primo uomo incontrato nella località. La vittima è Nicola De Giuli, guardia di finanza, colpito da una scarica di mitra sull’uscio della propria abitazione. Mentre la mamma corre in suo soccorso i tedeschi approfittano per entrare nella casa e asportarne tutto quello che c’è da mangiare. Ferito, il De Giuli viene portato presso l’ospedale di Alatri, dove rimane 5 giorni. Viene riportato a casa ove muore il 3 febbraio.
Nella stessa giornata  i germanici completano la rappresaglia uccidono la responsabile della ribellione Margherita De Carolis con un colpo di pistola.
Sempre a Castro dei Volsci, il 30 gennaio il campo di azione delle ruberie si sposta in contrada Camarone. La popolazione in allarme, di fronte all’ennesima razzia  reagisce questa volta a colpi di fucile ferendo lievemente un maresciallo e in modo grave un soldato semplice.
Immediata scatta la rappresaglia che porta all’arresto nella stessa località di sette persone.
Nelle stesse ore simile  rappresaglia avviene nelle campagne di Ceprano.
A Ceprano il rastrellamento tedesco scatta alle 5 di mattino in contrada Monticelle, zona posta al confine fra Falvaterra e Ceprano. E’ la feroce reazione ad un fatto accaduto due giorni prima in quel territorio.
Procediamo con ordine: il 28  gennaio i tedeschi rastrellano 18 bovini. I contadini reagiscono anche con le armi. Capitanati da Franco Valeri, aspettano i tedeschi vicino alla passerella posta sul Sacco. Questi sottoposti ad un fuoco di sbarramento, abbandonano il bestiame prima e poi alzate le mani si arrendono. Tutti, compreso un ferito, comunque dopo una discussione fra i contadini, vengono lasciati liberi. Due giorni dopo 200 tedeschi all’alba provenienti anche da Pastena chiudevano in una morsa tutta la zona. Pochi contadini riescono a fuggire e fra questi Franco Valeri ma  i bovini di nuovo vengono razziati, tutte le case messe a soqquadro, qualcuna bruciata e tutti gli uomini arrestati.

Rocco Rossi arricchisce di altri importanti particolari il rastrellamento alle Monticelle e  i vari momenti della giornata del 30 gennaio " Alle 5 di mattino i tedeschi avevano circondato la zona e radunato circa 80 persone. Poi i prigionieri furono caricati su dei camion e portati verso Via Ripi, e li furono reclusii in un campo,( Convento dei Carmelitani ) messi in fila e "selezionati": in pratica veniva fatto un cerchio in fronte  con una matita a quelli che secondo i soldati erano stati in qualche modo coinvolti nell’episodio del giorno prima. Tra questi c’ero io e mio fratello Francesco, mentre un altro mio fratello Arduino nato nel 1915 non fu marchiato: Francesco fu direttamente incolpato di far parte del gruppo che aveva attaccato i tedeschi, mentre probabilmente era stato soltanto visto alle Monticelle da qualche soldato che vedendo una volto "noto" forse lo aveva scambiato con uno degli assalitori anche perché in effetti Francesco somigliava ad uno degli assalitori;io invece fui marchiato perché avevo lavorato per i tedeschi qui a Ceprano(come molti uomini) e siccome scaricavo spesso munizioni ed armi ero accusato di aver fornito armi agli assalitori
Noi prigionieri fummo poi trasportati a Arce e messi in una casa nella quale restammo fino a sera; poi fummo portati alle carceri di Paliano".

I rastrellati nel territorio di Ceprano  sono 63  m entre nel territori di  Falvaterra e Pastena ne vengono rastrellati 9.  Tutti costoro vengono duramente  maltrattati e condotti dapprima nel convento dei Padri Carmelitani di Ceprano ove vengono raggruppati con i rastrellati nel territorio di Castro dei Volsci e dopo un sommario interrogatorio, quattordici di questi trasferiti ad Arce e successivamente reclusi nel penitenziario di Paliano.  

Le fucilazioni di Paliano

Subiscono due processi  il 28 marzo e il 14 aprile presso il Tribunale Militare di Velletri. In questa data viene dichiarata la" condanna a morte mediante fucilazione da eseguirsi il 29 aprile per  i " politici" Giovanni Ceccarelli, Alfredo Andreozzi, Giovanni Ricci, di Castro dei Volsci e Costantino Valeri di Ceprano".

Condanna inoltre con pene variabili tra i sei e i dieci anni di lavori forzati in Germania Francesco Rossi, Luigi Ignagni e Luigi Ricci.. Ma la sentenza viene rimessa al giudizio di Kesserling il quale accetta la fucilazione dei primi quattro ma ritiene mite la seconda.
Dopo il verdetto Giovanni Ricci, 26 anni, contadino di Castro dei Volsci scrive alla madre:
" Il 29 aprile sono avuto la sentenza di morte così cara mamma mi raccomando di darmi la seconda benedizione e mi raccomando di stare condenda, il destino è stato così nostro Iddio ci aiuta nell’altro mondo. Cara mamma io spero che ritornino i miei fratelli Antonio, Umberto ed Angelo.. se ritornano gli dici che si ricordano di me qualche volta se mi vogliono far dire qualche Messa. Tu mamma datti coraggio più che puoi io spero che Iddio ci aiuti in quell’altro mondo. Non ho più che dirti ricevi i miei saluti e baci tuo figlio Giovanni"

Alfredo Andreozzi, 31 anni di Castro dei Volsci scrive alla moglie
" Carissima moglie ti scrivo questa lettera per darti le mie notizie. E’ arrivato il momento mi hanno respinto la domanda di grazia di non aver potuto fare la vita assieme. Datevi coraggio mi raccomando ai miei figli di non abbandonarli per noi è stato questo destino. Confortatevi in famiglia. Non fate lite con nessuno cercate di lavorare alla meglio ricordatevi di me altro non mi prolungo".

Giovanni Ceccarelli, 29 anni sempre di Castro dei Volsci scrive al padre.
" Caro padre mio il mio desiderio che si riunisse la mia famiglia con la tua così potresti educare i miei figli come hai fatto con noi per questo momento nel quale leggerai questa mia lettera saranno senza padre. Ancora una volta mi raccomando a te sei mio padre questo è l’ultimo desiderio della vita mia. Cara madre  rivolgo a te ai miei figli e mia moglie. Fate come sono stato io. Statti contenda io muoio contendo, che sono innocente. Vado a riabbracciare la croce di Iddio, sempre contento. Io non posso dirti più nulla, attenta ai miei figli, mettetevi insieme".

Alle 7 del giorno stabilito, assistiti da don Camillo Pesciotti, cappellano del carcere di Paliano   Valeri, Andreozzi, Ceccarelli, Giovanni Ricci sono passati per le armi presso la Contrada Mole..
Assieme a loro i tedeschi uccidono anche il partigiano Calogero Pidalà , un siciliano della provincia di Messina, catturato proprio il giorno precedente presso il Ponte Sacco, fra Valmontone e Colleferro

Qualche giorno dopo Luigi Ricci, fratellastro di Giovanni insieme a Luigi Ignagni e Francesco Rossi compaiono nuovamente davanti alla corte marziale, giunta appositamente da Velletri che  condanna a morte Francesco Rossi.
Alle rimostranze del cappellano del carcere il quale afferma che non si puo ritornare su una sentenza emessa, il comandante del forte risponde come aveva detto il giudice che aveva sostenuto l’accusa
"Se non erano amati i tedeschi dovevano dare in Italia delle lezioni esemplari per essere temuti  e garantirsi cosi le spalle"
Nella mattina presto del 16 maggio Francesco Rossi viene fucilato in un luogo isolato della campagna, nei pressi della località San Procolo. Non conosciamo i motivi per cui per gli altri due la sentenza viene confermata.

Riportiamo gli ultimi istanti di vita di Francesco Rossi:
" Alle tre venne a prelevarlo il plotone di esecuzione.. non venne legato e cosi libero fatto salire insieme a me sul camion. Si giunse a S. Maria di Pugliano, dove si fece sosta per proseguire a piedi fino al posto stabilito per l’esecuzione molto lontano da dove ci trovavamo. Giunti sul posto in contrada Zangati a ridosso di un poggio era pronta una fossa. Fu come gli altri legato alla palina issata sulla fossa, e alle 4,30 cadeva colpito dal piombo tedesco dopo avermi detto " Fa sapere a mamma che io sto qui"

Lucia Fabi - Angelino Loffredi



 
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