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Quello che ho detto alla candidata alla presidenza della Regione Lazio

ARTICOLI > QUESTIONI SANITARIE

L’intervento di questa sera è la sintesi di un libro pubblicato da una settimana e titolato "Attacco alla salute/12milioni d’Italiani senza cura"’
 Incomincio dicendo che c’è la necessità di conoscere innanzitutto i  dati nazionali e regionali elaborati da Agenzie e centri statistici legati ai Ministeri, Regione e non vicini a organizzazioni antagoniste. Vorrei partire pertanto da un dato molto  esplicativo:
Nel 2016, secondo il 2° Rapporto del Censis, 12,2 milioni di cittadini hanno rinviato o rinunciato a ricevere prestazioni sanitarie a pagamento, a causa di difficoltà economiche.
L’altro dato significativo e inquietante è costituito dal fatto che i senza cura sono aumentati di 1, 2 milioni di unità rispetto al 2015.
 Altre considerazioni fondamentali:
La spesa pubblica sanitaria pro capite verrà  ridotta dal 7,1% rispetto al PIL del 2013 al 6,4% nel 2020. Così come previsto nell’ultimo Documento di Economica e Finanza.
Inoltre è importante valutare lo scarto esistente fra l’assistenza data ai cittadini italiani e quella verso cittadini dell’area OCSE. In Italia, infatti, si spendono mediamente per ogni cittadino 2.469 dollari mentre nell’area OCSE 2.820. Completo la ricognizione ricordando che in Europa 14 paesi investono sulla sanità più dell’Italia.
C’è inoltre un dato ignorato, forse volutamente dimenticato.

GLI SPRECHI

Sempre dal 2° Rapporto sulla sostenibilità sanitaria veniamo a sapere che per ogni 10 euro spesi per la sanità pubblica se ne potrebbero risparmiare 2 ( 20%).  Tradotta la percentuale, significa che per una spesa annua sanitaria nazionale pari a 112 miliardi di euro, i risparmi potrebbero ammontare a 22,5 miliardi.
 In tale Rapporto illustrato, nel mese di giugno, avanti alla silente Ministra Beatrice Lorenzin vengono indicati, attraverso sei categorie, la ripartizione degli sprechi. Per motivi di tempo ve le risparmio ma ci tengo a riportare che la sesta categoria denominata Frodi ed Abusi , spreca 4,95 miliardi.

LISTE D’ATTESA

Se noi mettiamo a confronto i tempi di attesa riguardanti la media statistica nazionale rispetto a quelli regionali lo scarto è notevole. Non ne faccio un elenco, per motivi di tempo, mi limito pertanto a rilevare che per una Mammografia mentre i tempi di attesa nazionalmente sono di 122 gg. nel Lazio si arriva alla astronomica cifra di 283 giorni. Tale indicazione è stata resa resa pubblica dal sito della Regione Lazio nel mese di giugno. Sempre sullo stesso sito veniva annunciato "dal 1 settembre le prestazioni saranno erogate non oltre i tempi massimi di attesa prevista dalla normativa nazionale….. per alcune ecografie e per particolari visite specialistiche è previsto che l’attività si protrarrà fino alle ore 22 dei giorni feriali". Non mi sembra che questa promessa sia stata rispettata.

PRIVATIZZAZIONI

Anche in provincia di Frosinone prosegue l’inquietante marcia delle esternalizzazioni. In mano ai privati ora sono i Centri Unici di Prenotazione, le mense, le manutenzioni, la vigilanza e una parte del 118 Ares. Ora addirittura si prospetta di privatizzare l’assistenza sanitaria nelle carceri di Paliano, Cassino e Frosinone. Per anni ci è stato fatto credere che con l’intervento dei privati si spende di meno ma non è così perché si spende di più. Per la sanità privata nelle carceri si prospetta una aumento annuo di 1 milione di euro rispetto alla spesa attuale. Il dato ineccepibile è che si alimentano i profitti per i nuovi profittatori di regime, viene intensificato lo sfruttamento sui dipendenti, privi di rappresentanza sindacale, e il servizio non è migliore.
 Molto indicativa e da seguire è la vicenda Ares 118. Nel Lazio sono necessari nuovi "rinforzi". La regione vuole esternare e ha già previsto la spesa per il 2018 di 15milioni e 472 mila euro. Nello stesso tempo riporto cosa ha denunciato, questa estate, la UIL a proposito delle ambulanze già privatizzate " il mancato rispetto dei requisiti relativi a immatricolazione non corrispondente all’uso, equipaggio non completo, dotazioni sanitarie carenti, dotazioni sanitarie non corrispondenti all’offerta". Accuse gravi che non hanno trovato smentite, né rettifiche.
 I politici regionali, ne la Direzione aziendale hanno mai mostrato attenzione alle critiche e agli allarmi. Se loro sono rimasti silenti la Magistratura, al contrario, si è fatta sentire.
 Esistono accertamenti in corso per quanto riguarda la questione Ares118 di Cassino, per l’uso discrezionale e " abusivo" della risonanza magnetica presso l’ospedale di Sora e per il Pronto Soccorso di Frosinone. Tre interventi, prevedibili anche perché erano state precedentemente evidenziate le gravi inadempienze. Dopo le vicende del Pronto Soccorso di Frosinone il sindaco  se ne è uscito con questa affermazione, diffusamente  riportata dai media " Meno male che arrivano i NAS" ,una  dichiarazione che ho ritenuta consolatoria e deviante. A parte che non credo possa esistere una via giudiziaria per la buona sanità, ritengo invece fondamentale l’intervento dei Comuni, a cominciare dal Sindaco di Frosinone, per non permettere che il Commissario Straordinario si muova come corpo separato dalle Istituzioni democraticamente elette. Purtroppo non vedo segnali positivi attorno a questo tema. Anche negli Enti Locali prevale il silenzio, si tende insomma a non disturbare il guidatore.
 Silenzio dei sindaci anche di fronte alle finte inaugurazioni delle ultime due Casa della salute di Ferentino e di Ceccano. Non ho visto alcuna amministrazione comunale organizzare i bisogni dei cittadini o avere un rapporto con chi soffre. Prevale la palude.
 Non ho ricette da proporre mi limito solamente a chiedere una inversione di tendenza, lungo un percorso quale è quello indicato dalla legge 833 del 1978, la dimenticata Riforma Sanitaria, che riprendendo l’articolo 32 della Costituzione chiede per tutti la prevenzione prima e l’accesso alle cure poi, secondo i principi di equità, universalità, solidarietà.
 La prevenzione, dunque per non ammalarsi. Ma se oggi per la prevenzione si spende solo il 10% della spesa generale sanitaria è naturale affermare che c’è ancora tanto da fare.
Angelino Loffredi
4 febbraio 2018


 
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