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Il Ceccanese Virgilio Bonanome muore ad El Alamein

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Il quattro novembre del 1942  ad El Alamein, si concludeva con la sconfitta delle forze italo-tedesche ad opera delle truppe britanniche, l’esperienza di guerra in Africa. Si trattò di una lotta impari. Da una parte le forze dell’Asse avevano a disposizione 100.000 soldati, 547 carri armati, 198 aerei, mentre quelle della VIII Armata composta da inglesi, francesi, greci, australiani, indiani, neozelandesi, sudafricani ne avevano molte di più: 200.000 soldati, 1200 carri armati, oltre 1.000 aerei.
 Più che entrare in alte discussioni strategico-militari vogliamo solamente ricordare un Ceccanese, caduto in tale battaglia: Virgilio Bonanome, nato il 17 febbraio 1921 appartenente ad una famiglia affermata. Il padre Filippo, nel secondo dopoguerra fu assessore e a lui si deve l’istituzione nella città, per otto anni, del Ginnasio, mentre il cognato, Francesco Flores, fu Commissario prefettizio dal febbraio all’ottobre del 1946. Vogliamo ricordare una persona di cui spesso sentivamo parlare dal fratello Pio con il quale abbiamo condiviso una lunga amicizia.
 La necessità di proporre  la figura di Virgilio Bonanome è nata dalla lettura di un articolo  letto sul Bollettino dei Fasci di Combattimento della Federazione  di Frosinone, pubblicato nell’aprile del 1943. Non ci è sembrata essere una lettura fuori tempo ma necessaria a far nascere, proprio in questo tempo, tante riflessioni su: amicizia, obbedienza, acritica fiducia, amore di patria. A riflettere bene, pertanto, riteniamo che mentre l’amicizia è un sentimento condivisibile, non può essere dato lo stesso giudizio per quanto riguarda l’obbedienza, l’acritica fiducia e il modo d’intendere e manifestare quell’amore di patria che ha portato i due ufficiali a partecipare ad una guerra di aggressione.

  E’ scritto da un amico, il sottotenente Alfredo Pagliei, di Giuliano di Roma, fratello di Alvaro e Fabrizio, affermati avvocati.  A parte le espressioni di sentito dolore e di sincero affetto, oltre che una efficace  rappresentazione delle vicende personali di guerra, lo scritto ci sembra essere essenziale e precisissimo nel fotografare i momenti particolari dell’ultimo periodo di vita di Bonanome. Utile per chi del giovane ha intenzione di scrivere più approfonditamente.  Ne estraiamo pertanto gli elementi che ci sembrano essere più significativi:
" Ben chi come lo scrivente ha passato con Virgilio tutte le vicende della vita militare per 13 mesi, dal giorno della partenza dal Distretto militare fino a quello della nomina a sottotenente, è gran pena scrivergli ora per l’ultima volta un articolo di morte invece della allegra periodica lettera.
 Per 13 mesi la sua vita è stata la mia vita.
 Rivedo Virgilio passeggiare al mio fianco sotto il monumento di Dante a Trento, impettito e impacciato come me nella divisa nuova di recluta.
Ricordo ancora la sua voce argentina squillare ben distinta tra il coro della Montanara, quando ci arrampicavamo con lo zaino pesante dell’alpino su per la mulattiera ghiacciata della Malga Zirago al Brennero, tra paesaggi indimenticabili di cime bianche al sole e di valli a precipizio che ci affascinavano.
 Ma il periodo in cui l’ho avuto più vicino è stato durante i sei mesi del corso allievi ufficiali a Napoli: dormivamo accanto".
Alfredo Pagliei prosegue nel ricordo descrivendo di Bonanome gli aspetti più personali: giovialità, simpatia, studio fino alla pignoleria, eccezionale volontà di apprendimento. Nella parte finale l’articolo ritorna sugli aspetti legati alle vicende di guerra.
" Con la nomina a sottotenente la diversità delle assegnazioni ci separò. Dopo un brevissimo periodo trascorso al Deposito, Virgilio nel cuore dell’estate andava a raggiungere la sua Grande Unità eroicamente distintasi dall’inizio dell’operazioni in Africa settentrionale. In proposito mi scriveva da Marsa Matruh: " sono felice di far parte di questa gagliardissima divisione e spero di far vedere al più presto che ne sono degno "
Dopo solo quattro mesi ha dato la vita".
Il sottotenente Virgilio Bonanome faceva parte del 65° Fanteria Trieste. Divisione motorizzata uscita annientata dalla battaglia. E’ morto il 31 ottobre del 1942 colpito da una bomba lanciata da un aereo inglese mentre con la sua colonna si dirigeva verso  la Piana di Quattara. Il suo corpo riposa nel Sacrario di El Alamein insieme ad altri 4.633 caduti.

 Ci sembra necessario inoltre precisare che se fra l’articolo di Alfredo Pagliei e la morte di Virgilio trascorrono circa sei mesi ciò non è dovuto a dimenticanza o sottovalutazione ma al fatto che in tale periodo venne ritenuto essere un disperso.
Lucia Fabi  Angelino Loffredi
Ceccano 4 Novembre 2018


 
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