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Quando Ceccano era l'università dela politica

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In questi giorni una’amica, per ricordare Aldo Papetti, mi ha consegnato una delibera approvata quaranta anni fa dalla giunta comunale di Ceccano, di cui conoscevo l’esistenza ma che non avevo mai visto. Una  deliberazione con un dispositivo breve, essenziale ed eccezionalmente significativo. Riguarda il rifiuto da parte del comune di Ceccano alle diposizioni governative di esporre il tricolore a mezz’asta in onore della morte del dittatore spagnolo Francisco Franco. Tali indicazioni, infatti erano state date telegraficamente a tutti i comuni ciociari dal prefetto di Frosinone. A Ceccano ci fu subito una generale riprovazione. A quell’epoca ero segretario del Comitato cittadino del Pci e fu proprio  Papetti a farmi conoscere il telegramma e immediatamente concordammo una iniziativa per dare una risposta alle vergognose pretese del prefetto.
 A meta pomeriggio pur non avendo telefoni o cellulari e senza essere collegati alla rete in tanti riuscimmo a vederci, discutere e decidere cosa fare  nell’interno della sezione del Pci.
 In quella stagione politica la Spagna non era lontana dai nostri sentimenti e dalle nostre attenzioni politiche. Era rimasto, infatti, dopo la caduta dei regimi in Portogallo e Grecia l’ultimo paese europeo a regime fascista.
 Gli occhi di tutta Europa erano rivolti a questo paese che da tanti anni soffriva per un regime autoritario e violento. L’anno prima un anarchico catalano di cui ricordo solo il nome, Salvatore, era stato condannato alla garrota cioè era stato ucciso attraverso un lento, doloroso strangolamento. A settembre cinque  indipendentisti baschi, pur sostenuti dalla comunità internazionale che chiedeva ne venisse salvata la vita,  in località diverse erano stati fucilati. Ricordo che uno di questi appartenente all’Eta era morto cantando avanti al plotone d’esecuzione l’inno della resistenza basca. A Barcellona nelle stesse ore tre militanti del Frap dopo essere stati torturati dagli uomini appartenenti alla Brigata politico-sociale vennero fucilati dalla Guardia Civil. Grande era l’attenzione attorno alle questioni spagnole e questo stato d’animo coinvolgeva tutti noi. A meta novembre tanti ceccanesi con il poeta Rafael Alberti vollero partecipare e rendere un tributo  a Dolores Ibarruri, la Passionaria,
presso il palazzo dello sport a Roma, in occasione dei suoi ottanta anni. Quella richiesta di onorare il tiranno Franco dunque era inaccettabile!
 Ricordo che mentre discutevamo in sezione ed io fra Aldo Papetti e l’Assessore Giovannino Giovannone preparavo il testo da portare  in giunta ad un certo momento Aldo   prese il foglio già predisposto e con molta discrezione aggiunse un concetto che giudicai fine ed opportuno " senza rimpianto "  Quella bozza preparata in sezione fu  poi approvata in giunta ed giusto pertanto  ricordarne il testo "  preso atto, senza rimpianto, della morte del dittatore spagnolo, fondatore di un regime ispirato alla violenza brutale ed impietosa, soffocando nel sangue gli aneliti di libertà del popolo spagnolo; interpretando i sentimenti della stragrante maggioranza del popolo italiano e dei cittadini di Ceccano unanime delibera di non esporre la bandiera nazionale listata a lutto perché sarebbe un gesto offensivo alla coscienza democratica e antifascista della maggioranza dei nostri cittadini ".
Ho ancora negli occhi il ricordo che quando uscimmo dalla sezione e andammo tutti insieme a salutare il sindaco Orazio Trotta all’ingresso del comune mi  accorsi di sentirlo molto rassicurato  per  tale manifestazione di affetto, anche perché si temeva qualche ritorsioni prefettizia nei suoi confronti. Mancava qualche minuto alle 19 di quel  22 novembre 1975. Nello stesso tempo arrivarono anche gli assessori Lellenzo Masi e Felice Ruspantini. La giunta si riunii e decise all’unanimità che il tricolore non dovesse essere scomodato per rendere omaggio al tiranno e con questo atto  si consolidò anche ancora di più l’idea che Ceccano " Era l’università della politica".

Angelino Loffredi

Ceccano 15 Aprile 2015


 
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